di Giuseppe Longo

GRADO – Pasqua di Resurrezione! Giunge al culmine la Settimana Santa che, dopo la Messa del Gloria di ieri sera celebrata anche a Grado quando l’oscurità dell’antica Basilica è stata rischiarata dall’accensione del cero pasquale (donato pure quest’anno da una famiglia concittadina), vive appieno la solennità del momento con i vari riti della domenica di Pasqua, tra i quali emerge quello appena celebrato proprio in Sant’Eufemia con la partecipazione della Corale orchestrale “Santa Cecilia” che ha messo a punto un programma intonato alla grandiosità della festa, la più importante dell’anno liturgico.
Ma durante i giorni della Passione ha assunto particolare significato la giornata di Giovedì Santo, quando alla Messa in “Coena Domini” monsignor Paolo Nutarelli si è chinato per la tradizionale Lavanda dei piedi davanti ai collaboratori delle Chiese di Grado, quelli che in modo operoso e silente sono preziosi, perché sempre vicini alle necessità della Parrocchia e dei suoi luoghi di culto. E a loro l’arciprete ha dedicato anche un ampio passaggio della sua intensa omelia. Riferendosi proprio al significato della “lavanda”, ha sottolineato: «Questa sera il gesto parla chiaro: tra gli apostoli ci sono i volontari che si prendono cura delle nostre Chiese, le aprono, le chiudono, le tengono in ordine. Sono persone che ci sono state e ci sono con una fedeltà decennale. Persone che non fanno rumore, ma che tengono in piedi la Comunità. Non è un premio. È un segno». E poi don Paolo ha aggiunto: «Mentre preparavo queste parole… mi è venuta in mente un’immagine che è diventata virale: Avete presente quell’immagine dei pensionati che guardano i lavori? Mani dietro la schiena, fermi, osservano, commentano, magari danno anche qualche consiglio… ma restano lì. Oppure, penso al passatempo di molti di noi, lo “scrollare in continuazione” lo schermo: guardiamo, passiamo, scrolliamo… tutto ci passa davanti, ma noi non entriamo dentro niente. Ecco, il rischio è vivere così anche la nostra vita! Guardare. Commentare. Magari anche criticare. Ma non sporcarci le mani. Il Vangelo indica un’altra strada! Gesù non guarda. Gesù si alza, prende il grembiule, si china».


«Allora questa sera – ha aggiunto il parroco – c’è un doppio invito. Il primo: curare l’interiorità. Senza un rapporto vero con il Signore, non reggiamo. Serve tempo per stare con Lui, per lasciarci cambiare. Il secondo: trovare uno spazio di gratuità. Nella vita ed anche nella Comunità. Non diamo per scontato che ci sia sempre qualcuno. La Comunità non sono “gli altri”: siamo noi. Ed allora la domanda è semplice, ma decisiva: io dove mi metto? In cosa posso esserci davvero? Perché il servizio non è solo “dare una mano”: è scegliere di esserci, di non tirarsi indietro, di non restare spettatori con le mani dietro la schiena… o a scorrere la vita con un dito. Nelle prossime settimane, ad esempio, alla vigilia della nuova stagione estiva, faremo un nuovo appello al servizio nelle nostre Chiese. Non per riempire dei vuoti, ma per costruire una Comunità viva. Più siamo, più il peso si divide e diventa leggero. Ma quando siamo in pochi, tutto pesa di più. E alla lunga stanca. Servizio vuol dire impegno? Sì. Vuol dire esserci. Vuol dire non tirarsi indietro. Ma è proprio così che si diventa umani. È così che la vita si apre. La gratuità è difficile, soprattutto oggi, dove subito affiora la domanda: “Ma io cosa ricevo in cambio?”. E la risposta spiazza: niente. Eppure ricevi tutto. Ricevi il senso della vita. Ricevi la gioia di sapere che la tua vita serve a qualcosa, a qualcuno, per Qualcuno».
E monsignor Nutarelli ha quindi concluso: «Il servizio non è una perdita. È un guadagno più profondo. Allora grazie. Grazie a chi c’è. Grazie a chi c’è stato. E fin d’ora grazie a chi ci sarà. Perché è anche così che una Comunità respira e cresce… E nei momenti di sconforto, riprendiamo in mano la pagina evangelica di questa sera. Impariamo da Gesù: Lui che sé alzato da tavola, Lui che si è chinato sui piedi degli Apostoli, Lui che ci ricorda l’importanza del servire! Lui che ad ogni Santa Messa diventa pane spezzato per noi!».
Nell’omelia del Giovedì Santo, don Paolo ha dunque fatto cenno anche alla imminente stagione estiva, in attesa della quale le festività pasquali rappresentano una sorta di “prova generale”. Va detto che, anche grazie alle ottime condizioni del tempo, l’Isola del sole in questi giorni si è letteralmente riempita, tanto che nelle zone centrali è difficile trovare un parcheggio: e la lingua che si sente maggiormente nelle calli del “Castrum gradense” o nei viali della consueta passeggiata è il tedesco. Proprio in vista di questo importante appuntamento annuale, determinante per l’economia cittadina, l’arciprete ha scritto agli albergatori e operatori turistici. «Alla Vigilia della Settimana Santa, desidero raggiungervi con un pensiero semplice, ma sincero, mentre la nostra città si prepara ad accogliere una nuova stagione. È un tempo che porta con sé attese ed anche qualche incertezza, segnato da eventi mondiali che facilmente generano apprensione. Eppure, proprio in questo contesto, il vostro lavoro assume un valore ancora più grande. La vostra professionalità, la cura dei dettagli, l’accoglienza che sapete offrire non sono solo un servizio: sono un volto della nostra Comunità. Attraverso di voi, chi arriva a Grado incontra uno stile, un clima, un modo di essere che parla di attenzione, di rispetto ed anche di umanità. Ed è questo che fa la differenza. Per questo desidero dirvi grazie. Grazie per l’impegno quotidiano, per la dedizione spesso silenziosa, per la capacità di tenere aperte le porte ed il cuore anche quando non è facile. Il vostro lavoro è importante non solo per l’economia, ma per il bene di tutti».
«In questo anno, mentre lasciamo alle spalle il tema della speranza che ha segnato il tempo del Giubileo, mi permetto – ha concluso monsignor Nutarelli – di affidarvi una parola semplice, ma concreta: il sorriso. Non è un gesto superficiale, ma uno stile: il sorriso che accoglie, che rassicura, che crea fiducia. Il sorriso che, anche nelle fatiche, diventa segno di una presenza positiva. In un tempo incerto, il sorriso può essere una piccola luce che fa bene a chi lo riceve ed anche a chi lo dona. Un pensiero particolare va a voi ed ai vostri collaboratori: accompagno il vostro prezioso lavoro con la mia preghiera e con la mia benedizione. Il Signore ricompensi abbondantemente le vostre fatiche, vi protegga rendendo sicuro il vostro lavoro e vi accompagni sempre, insieme alle vostre famiglie. Vi affido alla protezione della Vergine Maria, che veneriamo come Madonna di Barbana».

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In copertina e all’interno, immagini della cerimonia nella Basilica di Sant’Eufemia della Lavanda dei piedi durante la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo.

(Fotocronaca di Laura Marocco
Foto Ottica Marocco Grado)

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